Quelli che mantengono le promesse.

Saranno riconosciuti fino all’80 % dei danni riportati dagli immobili privati, accertati sulla base di criteri rigorosi, per un massimo di 150mila euro per l’abitazione principale. Il massimo è di 450mila euro invece per le attività produttive.”“Limitatamente agli immobili distrutti o allagati, destinati ad abitazione principale si potrà riconoscere un contributo per il concorso al ripristino o alla sostituzione dei beni mobili non registrati danneggiati dagli eventi calamitosi, fino a un massimo di euro 300,00 per ciascun vano catastale distrutto o allagato e, comunque, nel limite massimo di 1.500,00 euro.

Che dire… magari mantengono le promesse fatte a banche e assicurazioni ma è incomprensibile tutta questa enfasi nel venirlo a raccontare a noi. Anche perché, noi, il “Modello Emilia”per la non-ricostruzione lo stiamo ancora sperimentando a nostre spese. Nel senso letterale del termine.

Questo il testo del comunicato del Governo.

Risarcimenti ai privati dopo calamità naturali, ok del Consiglio dei Ministri. Il Sottosegretario De Micheli: “Promessa mantenuta”

Chi ha avuto la propria casa o la propria azienda danneggiata da un evento calamitoso, come un’alluvione, avrà diritto a un risarcimento.

Con la delibera approvata oggi dal Consiglio dei Ministri diventa infatti operativa la riforma organica del post emergenza, concepita per consentire a cittadini e imprenditori, colpiti da un disastro naturale, di vedersi riconosciuto un contributo importante per far fronte alle spese.

Saranno riconosciuti fino all’80 % dei danni riportati dagli immobili privati, accertati sulla base di criteri rigorosi, per un massimo di 150mila euro. Il massimo è di 450mila euro invece per le attività produttive, con il riconoscimento fino al 50 % dei danni subiti dagli edifici e dell’80 % per macchinari e scorte di materie prime.

La Legge di Stabilità 2016 aveva stanziato risorse assai rilevati, fino a un massimo di 1,5 miliardi di euro, per il risarcimento dei privati, imprese e singoli cittadini, che hanno riportato danni causati dagli eventi calamitosi e alluvionali (40 in tutto) tra il 2013 e il 2015.

“Con l’ok definitivo del Consiglio dei Ministri alla delibera attuativa – afferma il Sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, che ha messo a punto e seguito passo dopo passo l’iter del provvedimento – abbiamo mantenuto le promesse, portando a compimento una riforma innovativa e fondamentale, che per la prima volta introduce, in maniera omogenea nel nostro Paese, la possibilità di risarcire i cittadini privati e le attività produttive colpite da un disastro naturale, al termine di una procedura snella e rigorosa”.

“Era stato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi – ricorda – in occasione della sua visita a Piacenza subito dopo l’alluvione del settembre scorso, a chiedere a me e al capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio di mettere mano a una riforma organica, per dare risposte concrete ed efficaci alle persone colpite dagli eventi calamitosi che purtroppo si sono verificati in varie zone del nostro Paese. Abbiamo compiuto così un passaggio decisivo, predisponendo un provvedimento molto complesso, che ha richiesto pareri e contributi di tanti dipartimenti diversi del Governo”.

“Ma grazie all’intensa collaborazione – sottolinea – in particolare tra il Ministero dell’Economia e la Protezione Civile, siamo riusciti a tradurre in pratica gli obiettivi che ci eravamo dati: da un lato una procedura snella per la raccolta delle richieste di risarcimento, dall’altro un meccanismo efficace per l’erogazione dei contributi attraverso la cessione del credito d’imposta”.

“Di fronte alle calamità connesse a fenomeni idrogeologici e atmosferici di grave entità – conclude il Sottosegretario – per anni ci si è occupati solo dell’emergenza. Dalla riforma per la prima volta arrivano risposte concrete anche alla fase successiva e alle esigenze di ristoro ai privati. I risarcimenti sono concessi attraverso le ordinanze di Protezione Civile attuate dalle Regioni, con il monitoraggio degli enti locali. In questo modo siamo riusciti a conciliare un processo lineare e trasparente delle decisioni con l’agilità e la rapidità di azione”.

 

RISARCIMENTI AI PRIVATI DANNEGGIATI DA EVENTI CALAMITOSI – LA SCHEDA

Con il via libera del Consiglio dei Ministri di oggi diventa operativa la norma contenuta nella Legge di Stabilità per il 2016 (art. 1, commi 422-428) che, per la prima volta, riconosce in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale un contributo ai cittadini e alle imprese danneggiati dagli eventi calamitosi e alluvionali (40 in tutto) che si sono verificati tra il 2013 e il 2015.

La Stabilità per il 2016, infatti, ha stanziato un importo molto rilevante (fino a un massimo di 1,5 miliardi di euro) per intervenire con contributi in favore di quanti siano stati colpiti.

Si tratta di una riforma complessiva della gestione della post emergenza, che completa il percorso già avviato dal Governo Letta. 

I Commissari delegati delle Regioni interessate hanno ad oggi svolto una prima ricognizione dei danni, per edifici privati, strutture, attrezzature e scorte delle attività economiche, che trova finalmente risposta concreta attraverso quanto il Governo ha attivato.

Parte così un procedimento rigoroso e trasparente che consente la determinazione esatta e documentata del contributo effettivamente riconoscibile, stabilendo anche le percentuali di ristoro.

La procedura di risarcimento prevede due fasi:

– una prima fase di raccolta delle richieste di risarcimento corredate da apposita documentazione;
– una seconda fase, che consiste nell’erogazione del contributo attraverso il meccanismo della cessione del credito d’imposta.


IL MECCANISMO DI RISARCIMENTO


Attraverso le ordinanze di protezione civile, i Commissari delegati che hanno effettuato la ricognizione dei fabbisogni di danno, sono chiamati a determinare l’esatta quantificazione del contributo nel rispetto dei parametri posti dalla delibera approvata.

L’esito di tale procedimento viene comunicato al Dipartimento della Protezione Civile che propone al Governo la ripartizione del plafond disponibile in modo da soddisfare, in misura proporzionale, le esigenze di contributo complessive.
Con un’ultima ordinanza di protezione civile, i Commissari delegati saranno autorizzati a comunicare ai beneficiari l’esatto ammontare dei contributi dovuti, così cittadini e imprese potranno recarsi in istituti bancari convenzionati dove accendere un finanziamento di pari importo da utilizzare per realizzare gli interventi previsti o per pagare quelli già eseguiti. 

Ogni beneficiario del finanziamento, in corrispondenza della rata sottostante il piano di ammortamento del mutuo contratto, matura un credito d’imposta; tale credito d’imposta viene quindi ceduto dal privato al suo istituto bancario a ristoro delle risorse erogate.

Il meccanismo di risarcimento sarà reso possibile dall’accordo tra il Ministero dell’Economia, la Protezione Civile, la Cassa Depositi e Prestiti e l’Abi, e l’adesione dei singoli istituti di credito è libera.
Agli enti territoriali, poi, è affidato il compito di monitorare l’andamento degli interventi ed effettuare i relativi controlli.

I CRITERI DI RIPARTIZIONE DEI CONTRIBUTI


I contributi autorizzati dai commi da 422 a 428 della legge n. 208/2015 sono finalizzati al ripristino dei danni subiti dalle attività economiche e produttive, dai fabbricati agricoli e dal patrimonio edilizio privato a causa degli eventi calamitosi.

Soggetti privati

In relazione ai danni al patrimonio privato, per gli immobili destinati ad abitazione principale del proprietario, il contributo massimo concesso è pari all’ 80% del valore dei danni accertati fino a un limite di
150.000,00 euro, per i danni alle strutture portanti, agli impianti, alle finiture interne ed esterne e ai serramenti.

Per quanto riguarda le abitazioni diverse da quella principale, il contributo massimo concesso è pari al 50% del valore dei danni accertati, sempre nel limite massimo di 150.000,00 euro. Tale importo limite potrà essere incrementato fino a 187.500,00 euro nel caso di immobile distrutto o da delocalizzare in conseguenza dell’evento calamitoso, a cui si potrà aggiungere un ulteriore contributo per la demolizione del precedente immobile nel limite massimo di 10.000,00 euro.

Limitatamente agli immobili distrutti o allagati, destinati ad abitazione principale si potrà riconoscere un contributo per il concorso al ripristino o alla sostituzione dei beni mobili non registrati danneggiati dagli eventi calamitosi, fino a un massimo di euro 300,00 per ciascun vano catastale distrutto o allagato e, comunque, nel limite massimo di 1.500,00 euro.


Attività produttive

In relazione ai danni subiti dalle attività economiche e produttive, il contributo massimo concesso è pari al 50% del valore dei danni accertati, con riferimento al fabbisogno segnalato per il ripristino strutturale e funzionale dell’immobile, e pari all’80% dei danni accertati riferiti al ripristino dei macchinari e delle attrezzature e all’acquisto di scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti danneggiati o distrutti e non più utilizzabili a causa dell’evento calamitoso. Il limite massimo complessivo di euro
450.000,00 per tutte le tipologie di contributo.

E’ previsto che tutti i contributi siano erogati decurtando dall’importo dei danni ammissibili eventuali indennizzi per polizze assicurative stipulate per le medesime finalità, da dichiarare al momento della richiesta del finanziamento agevolato, oltre che eventuali altri contributi riconosciuti per la medesima finalità.


LA DOCUMENTAZIONE
La domanda di finanziamento dovrà essere corredata dall’apposita perizia asseverata, dalla quale risulti il nesso di causalità tra il danno subito e l’evento calamitoso, la stima dei relativi costi con riferimento ai prezzari regionali in vigore ovvero ad altri prezzari ufficiali di riferimento, nonché l’eventuale specificazione di costi finalizzati a eventuali adeguamenti obbligatori per legge nonché a migliorie, quest’ultime comunque a carico dei beneficiari di contributo.

I soggetti beneficiari che, alla data di adozione delle Ordinanze di protezione civili abbiano già realizzato, in tutto o in parte, gli interventi di cui trattasi, per la parte relativa, possono presentare la domanda di finanziamento corredata direttamente dalla documentazione fiscale relativa alle spese già sostenute.

TEMPISTICHE DISTINTE
Sono state stabilite idonee e distinte tempistiche per l’attuazione delle diverse fasi relative agli interventi per il patrimonio abitativo privato e alle attività economiche e produttive. Per le abitazioni private il limite è di 90 giorni, mentre per le attività produttive è di 180 giorni.
Infine per gli eventi calamitosi per i quali la ricognizione dell’impatto finanziario dei danni non è ancora è stata completata, si potrà procedere, per l’anno 2017 e seguenti, nell’ambito delle risorse disponibili, con le medesime modalità della presente deliberazione.

Non-ricostruzione, mutui e case inagibili.

Francamente proviamo un certo imbarazzo, alla vigilia del quarto inverno dal sisma del 2012, nel dover ancora richiedere una proroga della sospensiva dei mutui sulle case inagibili.
Imbarazzo perché ci sembra di dover quasi elemosinare una cosa che, secondo logica, ci spetterebbe senza discussione alcuna; stiamo infatti parlando di sospendere le rate di un mutuo stipulato sulla casa di abitazione fino a che la stessa non torni fruibile.
E questo considerando che, al di là del disagio oggettivo di una sistemazione precaria che dura da più di tre anni e mezzo, i terremotati in questo periodo devono anche affrontare di tasca propria una lunga serie di spese per la risistemazione dell’immobile danneggiato per riuscire ad ottenere una effettiva abitabilità dello stesso.
Alla faccia della copertura del 100% dei danni subiti.

Lo scorso anno la legge 93 del 26 giugno, con la conversione del DL 74, aveva previsto una proroga, ma solo fino al 31 dicembre 2015; come se qualcuno potesse ragionevolmente pensare che alla fine di quest’anno il problema ricostruzione fosse stato risolto.
In realtà, con 8.362 progetti presentati su 16.980 unità abitative coinvolte (dati Regione al 30 ottobre 2015) siamo ben lontani dal raggiungimento di quel risultato.
In un Paese normale, a questo punto, il Commissario Delegato, i Parlamentari e gli Amministratori locali, ognuno per le proprie competenze, si sarebbero fatti carico del problema ed avrebbero sanato la situazione, spostando la proroga, quantomeno, al 31.12. 2016.
Ma il nostro non è un Paese normale e, per ora, soltanto i due deputati modenesi del M5S si sono occupati della cosa, proponendo un emendamento specifico alla legge di stabilità.
Dal nutrito drappello di deputati e senatori PD eletti a Modena, per ora, nessun segnale.
Ma è probabile che, in cima alle loro priorità, non ci siano le problematiche derivanti dalla non-ricostruzione della Bassa.
Per questo abbiamo provveduto noi a ricordargliele.
Restiamo in attesa di un cortese, meglio se sollecito, cenno di risposta.

Ci risiamo coi mutui sulle case inagibili.

La sospensiva sui mutui delle case inagibili (legge 93/2014 ex DL 74 12 maggio 2014) scadrà alla fine di questo mese di dicembre. Ci chiediamo se anche i parlamentari modenesi del PD faranno propria la nostra richiesta di proroga  fino alla riottenuta piena fruibilità del bene (e si impegneranno ad ottenerla) oppure risulteranno più sensibili agli interessi delle banche.

Le mobilitazioni dello scorso anno (gli incontri con ABI, il presidio sotto i palazzi della Regione e sulla Canaletto) erano riuscite a strappare una boccata di ossigeno di alcuni mesi ma si erano scontrate con la volontà delle banche di rientrare prima possibile in possesso dei propri soldi  e con la narrazione della Regione che voleva, e vuole, già risolto il problema della non-ricostruzione.

La realtà, purtroppo è diversa e, con un po’ meno della metà dei progetti presentati rispetto al numero degli immobili coinvolti, sappiamo che la ricostruzione sarà ancora cosa lunga  e ci troviamo, al quarto inverno dal sisma, ad essere costretti a riaffrontare  gli stessi problemi, con la stessa controparte e con una opinione pubblica sempre meno solidale.

Dicono che questo non sarà come il terremoto de L’Aquila; è sempre più chiaro che la differenza, se ci sarà, dovrà farla l’impegno dei cittadini.

Ordinanza 51. Se ne sentiva la mancanza.

Bonaccini abbraccia la tattica delle proroghe brevi inaugurata da Errani, Muzzarelli & co.
L’ordinanza 51 del 26 novembre 2015, infatti, sposta al 31 marzo 2016 il termine per la presentazione dei progetti e delle domande di contributo per la ricostruzione, termine che, altrimenti, sarebbe scaduto alle fine del prossimo mese di dicembre.
Una novità positiva?
Considerato che, al 31 ottobre 2015 erano stati presentati ai comuni 8.362 progetti su 16.980 unità abitative coinvolte nella non-ricostruzione * (un po’ meno della metà), e che per arrivare a questo risultatone c’abbiamo impiegato tre anni e mezzo, non si comprende come tre mesi di proroga possano bastare per assorbire l’altra metà dei progetti senza che venga attuato un serio cambio di passo nelle modalità di accettazione e di esame delle pratiche da parte degli uffici tecnici dei Comuni; cosa che, per quanto ci riguarda, chiediamo almeno da febbraio del 2013.
Insomma: la struttura commissariale continua ad emettere provvedimenti che nascono già largamente inadeguati e che necessiteranno a loro volta, da qui a poco, di un ulteriore provvedimento di modifica.
Alla faccia della semplificazione della burocrazia.

* dati al 30 ottobre 2015 pubblicati dalla Regione Emilia-Romagna

Ricostruzione: garantiti confronto, trasparenza e legalità. E un fiasco d’olio.

Chi si aspettava qualche novità dalla immediata replica della ass Palma Costi alla diffusione della relazione che abbiamo presentato a Roma, alla Commissione Parlamentare per la semplificazione, sulle criticità della ricostruzione emiliana, è di certo rimasto deluso.
Nessuna smentita rispetto a quanto abbiamo evidenziato sui problemi derivanti dai pagamenti ai SAL o dal disequilibrio tra gli obblighi dei cittadini e quelli dei Comuni.
Niente sui possibili intoppi derivanti dall’impostazione dell’iscrizione alla white list, o su quelli del contingentamento dei fondi CDP e neppure sulle nostre affermazioni sulle incomprensibili abitudini degli Uffici Tecnici Comunali.
Non una parola sui dati della non-ricostruzione ma, in compenso, un profluvio di numeri volti semplicemente a dimostrare che in questi tre anni non son stati a girarsi i pollici.
E il tentativo di rivoltare la frittata “quindi o si dimostra che quelli (i numeri forniti da loro) non vanno bene oppure li si accetta”.
Gent.ma ass Costi noi i vostri dati li accettiamo e, infatti, vi chiediamo di spiegarci come fate a dire che la vostra ricostruzione funziona quando, secondo i vostri stessi dati, al 30 settembre 2015 su 16.841 unità abitative coinvolte nella ricostruzione sono stati completati solo 3433 cantieri (circa il 20%).

E siamo arrivati al nodo della questione: il fatto che i cittadini siano stati estromessi da qualunque decisione riguardi la ricostruzione delle loro case. L’assessora dice che “non è certo mancato il confronto”.
Ci verrebbe da chiedere: – con chi?
Perchè, il Vocabolario Treccani ci spiega che: “Confrontare le proprie opinioni, i propri punti di vista, le proprie tesi, in un dibattito fra due o più oppositori, metterle a confronto per rilevare somiglianze e divergenze, per saggiarne la validità, con il proposito di giungere a un accordo, a una soluzione, o comunque a un risultato positivo”.
Invece il rapporto che la Struttura Commissariale ha avuto coi cittadini è stato da subito, al massimo, un metterli a conoscenza di quanto già deciso a Bologna.
E c’è una bella differenza.
Che poi questo tipo di “confronto” sia bastato alle figure elettive “sulle quali è incardinata la Ricostruzione”

Insomma: più che ad una replica siamo di fronte al solito, stantio soliloquio autocelebrativo ed autoreferenziale che ascoltiamo da tre anni.
Ancora una occasione persa.

Davanti alla Commisione parlamentare.

Ieri, 19 ottobre, abbiamo avuto l’annunciata audizione davanti alla Commissione parlamentare per la semplificazione nell’ambito della “Indagine conoscitiva sulle semplificazioni possibili nel superamento delle emergenze”.
Siamo stati convocati senza alcuna richiesta da parte nostra o “sollecitazione” esterna, ma soltanto perché, da una ricerca effettuata dalla stessa Commissione, siamo stati ritenuti un soggetto competente ed attendibile sul tema specifico.
E questa, concedetecelo, è una bella soddisfazione.
Poi viene da pensare alla 3A commissione della Assemblea della Regione Emilia Romagna, che sarebbe preposta al monitoraggio della ricostruzione post sisma, che non ritiene utile incontrarci in quanto sufficientemente ragguagliata in merito dall’Assessore Costi e si capisce che è ormai ora che davvero #creiamounalternativa a questo sistema di potere locale ormai troppo incancrenito.
Qui il testo della relazione che ha costituito la base del nostro intervento.

Polemiche private e pubbliche virtù.

Non sappiamo se questa sarà davvero “una ricostruzione senza speranza”; vogliamo credere non sia così.
Certo che dopo quaranta e più mesi dal sisma con 3.433 cantieri conclusi su 16.841 unità abitative interessate ( circa il 20 %) * non è che abbiamo molti motivi per star sereni.
Ma la cosa più desolante è la pervicacia con cui si persevera nel metodo, evidentemente fallimentare, di considerare i terremotati gli oggetti passivi della ricostruzione, quelli che debbono accettare decisioni prese da altri senza batter ciglio, anzi, plaudenti per gli ottimi risultati ottenuti e grati che qualcuno si occupi di loro.
Ma del resto, in un Paese dove la narrazione della realtà viene proposta, e deve essere vissuta, come fosse essa stessa la realtà non si vede perché la Bassa dovrebbe fare eccezione.
E, infatti, non fa eccezione.
E non fa eccezione neppure il comitato dei tecnici che sconfessa le lamentele fatte da alcuni suoi aderenti sull’andamento della ricostruzione, ed apparse sulla Gazzetta, non in quanto false, ma perché “non autorizzate”, svelando una certa ansia di non rovinare, con le stonature di qualche collega, la melodia della Ricostruzione che ”megliononsarebbepossibile” e confermando una volta di più che gli accordi presi all’interno delle segrete stanze (leggi Tavoli di concertazione) hanno in se un qualcosa di patologico che consiglierebbe di evitarli.

* dati al 30 settembre 2015 diffusi dalla Regione.

Ricostruzione senza speranza?

L’articolo di Alberto Setti sulla Gazzetta di oggi (leggetelo, ne vale la pena) ripropone una immagine impietosa della non-ricostruzione nella Bassa.
Impietosa e, purtroppo, veritiera di tecnici, imprese e cittadini lasciati soli a subire le angherie di una burocrazia che potrebbe sembrare un ectoplasma fatto di ordinanze, linee guida, codici ma che, in realtà, ha degli esecutori in carne ed ossa, con nomi e cognomi, che gli danno vita.
Sembra tempo di bilanci; e dopo oltre quaranta mesi dal sisma ci starebbe pure.
E qualcuno si chiede cosa abbiano fatto i Tavoli di concertazione, gli Ordini, le Associazioni, i Partiti (di opposizione, perché quello di maggioranza ha svolto con diligenza il compito di magnificare i risultati, anche solo presunti, ottenuti dai due Commissari Delegati e dai loro collaboratori in Regione e nei Comuni).
Hanno fatto decisamente poco, vincolati da interessi di bottega, dalla preoccupazione di non scontentare troppo il manovratore, da leggi elettorali che relegano l’opposizione a pura testimonianza (ma non erano tutti per “la governabilità innanzi tutto?”
Poi ci sono i Comitati; ci siamo noi di sisma.12
In questi tre anni abbiamo ottenuto alcune cose. Potevamo ottenerne di più? Forse.
È che i Comitati di cittadini sono fatti da… i cittadini in carne ed ossa; per cui non basta esserci sui social e su questi minacciare improbabili sfracelli.
Bisogna metterci un po’ del proprio tempo e metterci la faccia e, magari, esserci nelle assemblee e nelle manifestazioni. Esprimere il proprio disagio ed il proprio dissenso.
Perchè nessun altro risolverà i nostri problemi; non lo farà il “politico amico”, non lo farà “Striscia la Notizia”, non lo farà il nostro tecnico e nemmeno l’avvocato.
Perchè se il tecnico non basta e in tanti hanno bisogno dell’avvocato per veder riconosciuti i propri diritti da una Pubblica Amministrazione c’è qualcosa che non torna, c’è un problema politico.
E un problema politico lo affronti e lo risolvi unicamente insieme agli altri; perché da solo non ce la puoi fare.
Da solo ti schiacciano come un chicco d’uva.

Ma, comunque, nonostante tutto, non è troppo tardi e vediamo se c’è spazio per rimboccarci ‘ste maniche, ancora un po’.

SISMA.12 convocato a Roma

Il giorno 12 ottobre siamo stati convocati a Roma, presso la Commissione Parlamentare per la Semplificazione, nell’ambito di una indagine conoscitiva avviata “al fine di individuare le semplificazioni possibili nella gestione delle fasi successive alle emergenze.”
Porteremo molte delle proposte presentate a Bologna all’ex Presidente Errani, proposte sottoscritte da oltre ventiquattromila di voi e che, a causa della supponenza della vecchia e della nuova Amministrazione Regionale, son rimaste a far la muffa in un qualche sottoscala, senza esser state minimamente prese in considerazione.
Porteremo anche le osservazioni su 40 mesi di disservizi, lungaggini ed eccesso di burocrazia che hanno fatto sì che la tanto celebrata ricostruzione emiliana fosse, in realtà, una non-ricostruzione.
Vi invitiamo anche a raccontarci sinteticamente (qui su FB) le situazioni che si discostano da quello che dovrebbe essere il “normale” corso delle pratiche per i contributi, così come già alcuni di voi stanno già facendo. Per i membri della Commissione Parlamentare potrebbe essere interessante capire quali ricadute pratiche abbiano, sulla vita delle persone, i bizantinismi burocratici cui siamo sottoposti che, nonostante tutti i proclami fatti da Bonaccini & Co, non son mai stati alleggeriti.
PS: È curioso notare che, senza alcuna sollecitazione da parte nostra, ci si convochi a Roma per una audizione mentre la 3A Commissione della Assemblea Regionale dell’Emilia Romagna, deputata al monitoraggio della ricostruzione post sisma, non abbia ritenuto utile ascoltarci.
Chissà come mai.

A SCANSO EQUIVOCI

Sia chiaro: non è che noi si sbavi per incontrarci con la Costi o con Bonaccini (anche se in effetti siamo un po’ curiosi di sapere quanto, della non -ricostruzione, conosca il Presidente-Commissario Delegato) né che si muoia dalla voglia di sentirci raccontar bubbole.
Però sappiamo che, in mancanza di altre vie percorribili, quella del confronto è attualmente l’unica a nostra disposizione; cercando, nel frattempo, di spiegare a quanti più possibile perché la tanto celebrata ricostruzione emiliana sia una costruzione solo mediatica, purtroppo assai lontana dalla realtà.
Probabilmente per questo stesso motivo il PD, e le sue varie maggioranze sul territorio, fanno di tutto per evitarlo questo confronto; e quindi:
– Mentre Errani era disponibile ad un confronto, ma solo a porte chiuse, Bonaccini é lì che scappa dai terremotati ancor da prima di essere stato eletto.
– La 3a Commissione della Assemblea Regionale, preposta al controllo della ricostruzione, dal suo insediamento a febbraio 2014 non ha ancora trovato il tempo per un incontro informativo coi terremotati, nonostante le richieste e le sollecitazioni formali e informali ricevute da consiglieri di minoranza membri della commissione medesima.
– Una interpellanza congiunta presentata da M5S e L’Altra Emilia sulla ordinanza 20 non si riesce a discutere in Assemblea Regionale perché la maggioranza (leggi PD e SEL) ha cose più importanti da fare.
– Mozioni sullo stesso problema, presentate nei Consigli di buona parte dei Comuni della Bassa, vengono sostanzialmente boicottate dalla maggioranza.

Però vengono imbanditi tavoli istituzionali e tavoli di confronto di ogni sorta, un po’ sullo stile di quegli incontri di boxe combinati per fare cassa, ma senza far rischiare il campione.

Insomma: non bisogna parlare del terremoto emiliano se non in assonanza alla versione ufficiale.
Probabilmente perchè si tratta di una versione talmente debole che non reggerebbe nessun contraddittorio; neanche quello con quattro sfigati di terremotati che, a differenza del Commissario e della sua truppa, del sisma emiliano se ne devono occupare per necessità, e non per mestiere.