Commissione parlamentare per la semplificazione

relazione roma

In questo nostro contributo abbiamo voluto indicare i principali punti critici che rallentano la ricostruzione emiliana e darne una breve descrizione riportando anche, in allegato, una veloce documentazione in modo da rendere il giudizio meno soggettivo possibile.

Crediamo, comunque, che al di là delle molte problematiche specifiche, ovviamente molte di più di quelle elencate, due siano stati e siano tutt’ora i problemi fondamentali:
– il fatto che il terremotato sia stato estromesso completamente dal processo decisionale della ricostruzione
– la volontà di “ben figurare”, da parte di quanti questa ricostruzione hanno governato, che ha fatto sì che la Struttura Commissariale abbia “narrato” una ricostruzione più affine ai propri desiderata che alla realtà e non abbia mai ammesso “la criticità di alcune situazioni” (leggi “di aver fatto degli errori”) rendendo impossibile la modifica delle stesse.

Abbiamo posto attenzione alla “ricostruzione privata”, mentre non ci siamo occupati della ricostruzione delle opere pubbliche; non avendo a disposizione dati e strumenti adeguati per poterne discutere con sufficiente conoscenza. Possiamo dire che, però, l’utilizzo dello strumento della gara al massimo ribasso, del quale sembra si sia fatto largo uso, cozza con la ricerca di legalità che è stata dichiarata essere la preoccupazione di quanti governano la ricostruzione dell’Emilia post sisma.

Nel ringraziare questa Commissione parlamentare per averci concesso l’opportunità di una audizione non possiamo che condividere e confermare, almeno secondo la nostra esperienza diretta, la urgente necessità di una semplificazione nella gestione delle fasi successive alle emergenze, ed anche la necessità di una legge nazionale che finalmente le regoli in modo univoco e semplice.

E pensiamo che questa legge dovrebbe essere animata da uno spirito ben diverso di quello che animava l’art. 2 del DL 59 del 15 maggio 2012.

LO STATO DELLA RICOSTRUZIONE

I dati relativi alla ricostruzione privata in Emilia, dopo oltre tre anni dal sisma, risultano piuttosto sconfortanti, (dati ufficiali al 30 aprile 2015) infatti:

su 14.065 edifici coinvolti nella ricostruzione

2.803 hanno concluso i lavori

2.263 hanno iniziato i lavori

2.303 hanno la pratica in istruttoria

5.058 hanno presentato la prenotazione

1.638 devono ancora presentare la pratica

In più, a distanza di tre anni, non è ancora stato definito un metro chiaro circa gli elementi da utilizzare nella diffusione dei dati che, di conseguenza, risultano sempre piuttosto approssimativi.

LE SCHEDE AEDES

Abbiamo riscontrato la prima criticità nell’utilizzo delle schede AEDES per la definizione del contributo alla ricostruzione, dove dette schede erano state ideate per una veloce determinazione del danno al patrimonio immobiliare del territorio colpito. L’inadeguatezza dello strumento e la situazione in cui ci si è trovati ad applicarlo (molte ispezioni sono avvenute con ancora scosse piuttosto sostenute e le rilevazioni hanno spesso risentito della precarietà della situazione) hanno fatto sì che, a volte, un edificio sia stato assegnato ad una classe non consona al danno subito.

ORDINANZE: TROPPE E CON CONTINUE MODIFICHE

Al 16 settembre 2015 erano state emesse 385 ordinanze dal Commissario Delegato, con relativi Decreti e Linee guida.        Tenendo conto delle integrazioni e successive modifiche che molte (normalmente le più importanti) di queste hanno subito è intuibile la difficoltà che cittadini, tecnici privati e tecnici pubblici hanno nel rapportarsi ad una normativa estremamente fluida.

Un esempio, fortunatamente un po’ estremo, è costituito dalla ordinanza 57 del 12 ottobre 2012.

TEMPISTICA e SANZIONI

Le normative sulla ricostruzione prevedono tempistiche certe per ottemperare ai vari adempimenti. In realtà, ciò è valido per il cittadino privato che ritardi (anche di un solo giorno) nel presentare la documentazione richiesta entro il termine ultimo prefissato rischiando fino alla perdita del diritto al contributo. Per gli uffici comunali il discorso è completamente diverso e ciò vale sia per i tempi di risposta sia nella protocollazione delle pratiche che, in molte realtà, viene effettuata non alla presentazione della pratica, ma alla prima richiesta di integrazioni, spostando i termini della risposta di parecchi mesi.

Altra pratica che tende ad allungare i tempi delle risposte è la richiesta di supporto all’Help desk regionale, che ha tempi di risposta quantificabili in mesi. Fermo restando che queste risposte hanno soltanto un valore consultivo in quanto l’ultima parola dipende sempre dall’uff. Tecnico comunale.

PROROGHE

Una caratteristica della normativa di questa ricostruzione è stata quella di fissare le proroghe a brevissima distanza in modo da “sollecitare gli aventi diritto a far presto”. In realtà lo stillicidio delle scadenze con proroga dell’ultimo minuto (sul pagamento delle tasse, in particolare) oltre alle inevitabili conseguenze sull’umore, ha fatto sì che le imprese, in particolare quelle piccole, le attività artigianali e le attività commerciali non siano riuscite a gestire in maniera congrua le uscite, di fatto attingendo alla liquidità fino ad esaurimento….con entrate sensibilmente compromesse dalla crisi economica oltre che dall’abbandono dei centri storici. Lo stesso destino hanno avuto le sospensive (concordate con ABI) sui mutui per le case inagibili.

MAP e PMAR

La scelta di ospitare gli sfollati dentro i moduli abitativi provvisori (con gara d’appalto al massimo ribasso come confermato dalla stessa amministrazione regionale che ha volutamente risparmiato trattandosi di una soluzione temporanea) è di fatto costata in denaro pubblico quanto la realizzazione di edifici senza però garantirne i comfort abitativi, ledendo quindi anche la dignità delle persone già duramente provate dal sisma…. Senza parlare delle maxi bollette (gestore definito senza gara d’appalto tra le aziende eroganti energia) a carico dei residenti (tutto all’interno dei MAP funziona ad energia elettrica, con consumi spropositati vista la scarsa coibentazione della struttura)

VINCOLO ECONOMICO

A fronte dei circa 13 miliardi di danni stimati CDP ha messo a disposizione 6 miliardi per la ricostruzione privata. Il fatto, non particolarmente pubblicizzato, è che queste risorse sono state rese disponibili in ragione di soli 450 milioni annui. Ciò, oltre a definire già la durata di circa 12 anni per terminare la ricostruzione privata, determina un rallentamento della accettazione delle pratiche per la concessione dei contributi nell’ultima parte dell’anno, onde evitare lo sforamento del plafond stabilito.

WHITE LIST

Per salvaguardare il processo della ricostruzione dalle infiltrazioni malavitose si è pensato di estendere anche alle imprese che partecipano alla ricostruzione privata la richiesta di iscrizione alla white list. Dati i tempi di verifica è stato deciso di definire sufficiente la richiesta di iscrizione per poter lavorare, in attesa dell’ok della Prefettura. Ciò comporta dei seri rischi per il committente (terremotato) nel caso l’impresa scelta non dovesse risultare in possesso delle caratteristiche di idoneità ma avesse già iniziato i lavori.

PAGAMENTI SAL

L’organizzazione amministrativa delle pratiche di rimborso del contributo prevede che il beneficiario dia soltanto il benestare al pagamento dell’impresa che anticipa i costi dei materiali e delle lavorazioni concordate, oltre all’onere della certificazione della regolarità di pagamenti del salario dei propri lavoratori e della regolarità del versamento dei contributi.

Tale rimborso avviene tramite banca, dietro rendicontazione (S.A.L.) del tecnico e controllo del Comune.

La ripartizione in tre tranches (15%, 25%, 30%) più il saldo (30%) risulta particolarmente onerosa per le imprese che spesso si trovano in carenza di liquidità ed interrompono i lavori.

La nostra proposta di suddividere mensilmente le anticipazioni dei rimborsi (fatta salva la rendicontazione a sal), in modo da diminuire l’esposizione delle imprese, è stata ignorata dalla Struttura Commissariale senza alcuna giustificazione.

UFFICI TECNICI COMUNALI

Il sisma del maggio 2012 ha colpito un area caratterizzata da comuni piuttosto piccoli, con degli uffici tecnici dimensionati per una attività quantitativamente non elevata. Con la ricostruzione il personale è diventato numericamente insufficiente ed i tecnici aggiuntivi, assunti con contratti interinali, mancano quasi sempre di esperienza sul campo ma sono incaricati di controllare ed approvare ( o fare osservazioni) sui progetti di professionisti con esperienza pluriennale. Ciò comporta, normalmente, che tutte le pratiche passano il controllo del responsabile dell’ufficio tecnico con un inevitabile collo di bottiglia. Questo controllo plurimo avviene anche se il tecnico privato è tenuto a presentare relazioni asseverate o giurate (cioè con una piena assunzione di responsabilità) delle quali non viene tenuto alcun conto.

Altro problema è la continua richiesta di integrazioni al progetto, anche sei, sette o più volte mentre un attento esame dello stesso da parte della struttura tecnica comunale potrebbe portare ad un riesame del progetto di, al massimo , un paio di volte.

Lo stesso dicasi per le modifiche al computo metrico estimativo allegato al progetto, con la bizzarra richiesta, fatta ai tecnici,di togliere dal computo le voci non ammesse a contributo (e quindi a carico del terremotato) col risultato di perdere, dopo pochi interventi, il senso del progetto stesso.

Da ultimo: nominare i Sindaci Vice Commissari ha, di fatto, conferito autonomia interpretativa agli uffici dei singoli comuni, di fatto, una difformità interpretativa che sarebbe evitabile con la creazione di un ufficio territoriale ad hoc.