10 luglio 2017 Comments are off SISMA.12

Corruptissima re publica plurimae leges.

Lo scrivevamo già quattro anni fa relativamente al profluvio di ordinanze destinate a “regolare” la Ricostruzione post sisma per metterla al riparo, secondo la visione della Struttura Commissariale, dai cittadini emiliani furbetti e approfittatori.
Così di regole ne abbiamo avute tantissime, talmente tante che l’eccesso di burocrazia ha rallentato la ricostruzione che, relativamente alla parte privata, dopo cinque anni non è arrivata a coprire nemmeno il 60% degli immobili interessati dal sisma.
Oggi gli amici del CVR (Comitato Verifica Ricostruzione) lamentano i pochi controlli da parte dei Comuni ed uno spreco nell’utilizzo delle risorse pubbliche e, francamente, ci chiediamo se non stiano sbagliando il bersaglio (un po’ come nella storia della luna e del dito); chiunque sia passato attraverso le maglie del MUDE ha conosciuto sulla propria pelle, e sulle proprie tasche, la meticolosità dei controlli, tutti al ribasso, sulle voci ammesse a contributo.
Pare quindi poco realistico siano sfuggiti interi fienili (per i quali l’ordinanza specifica prevedeva addirittura la concessione di un contributo parziale soltanto sulle stanze per le quali veniva documentato il reale utilizzo). È più probabile che il contributo sia stato dato all’interno delle “regole” stabilite.
Che poi queste regole siano sbagliate e non adeguate ad una ricostruzione volta a promuovere un territorio colpito da una calamità naturale e a tener conto delle esigenze dei cittadini colpiti… mbè, questo lo argomentiamo da cinque anni.
Ci son stati anche degli abusi? Date le premesse, verrebbe da pensare siano però stati frutto di connivenza più che di mancanza di controlli e, confidiamo, saranno perseguiti dalla magistratura.
Ci sembra invece sbagliato e pericoloso giocare a “trova il furbetto” in una situazione in cui la ricostruzione è lontana dall’essere completata e la solidarietà del giugno e luglio 2012 ha lasciato il posto ad affermazioni che vedono il terremotato come un fortunato che si è ritrovato una casa nuova a spese della collettività.
Alla faccia della retorica del grande cuore degli emiliani.

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