Polemiche private e pubbliche virtù.

Non sappiamo se questa sarà davvero “una ricostruzione senza speranza”; vogliamo credere non sia così.
Certo che dopo quaranta e più mesi dal sisma con 3.433 cantieri conclusi su 16.841 unità abitative interessate ( circa il 20 %) * non è che abbiamo molti motivi per star sereni.
Ma la cosa più desolante è la pervicacia con cui si persevera nel metodo, evidentemente fallimentare, di considerare i terremotati gli oggetti passivi della ricostruzione, quelli che debbono accettare decisioni prese da altri senza batter ciglio, anzi, plaudenti per gli ottimi risultati ottenuti e grati che qualcuno si occupi di loro.
Ma del resto, in un Paese dove la narrazione della realtà viene proposta, e deve essere vissuta, come fosse essa stessa la realtà non si vede perché la Bassa dovrebbe fare eccezione.
E, infatti, non fa eccezione.
E non fa eccezione neppure il comitato dei tecnici che sconfessa le lamentele fatte da alcuni suoi aderenti sull’andamento della ricostruzione, ed apparse sulla Gazzetta, non in quanto false, ma perché “non autorizzate”, svelando una certa ansia di non rovinare, con le stonature di qualche collega, la melodia della Ricostruzione che ”megliononsarebbepossibile” e confermando una volta di più che gli accordi presi all’interno delle segrete stanze (leggi Tavoli di concertazione) hanno in se un qualcosa di patologico che consiglierebbe di evitarli.

* dati al 30 settembre 2015 diffusi dalla Regione.

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