Caro Sindaco, ti scrivo

Una cittadina del cratere, anche lei terremotata, fuori dalla propria abitazione e chiamata dai servizi del proprio comune di residenza per firmare le pratiche volute nella ordinanza 20, ha pensato di esprimere il proprio disappunto consegnando all’ufficio, insieme alla documentazione richiesta e facendo protocollare, una lettera al sindaco.
Ci ha inviato il testo in copia.
Ci sembra giusto proporvelo ed invitarvi a fare altrettanto, anche per aiutare i nostri primi cittadini a capire che, certamente su questo tema, non sono poi tutti così d’accordo con loro come vorrebbero farci credere.

NB: il testo è già predisposto per un copia / incolla.

Al sindaco di (nome del comune),

(cognome e nome del Sindaco).
Signor sindaco, mi chiamo (cognome e nome) e sono uno dei tanti cittadini con la casa ancora inagibile.
Fino al 30 di giugno usufruirò del CAS. Poi, come ha stabilito l’ordinanza nr. 20 dell’8 maggio 2015,
questo sarà drasticamente ridimensionato. Naturalmente ho dovuto presentare un nuovo modulo
di richiesta e firmarlo. Però ci tenevo a farle sapere che, come cittadino/a terremotato/a e di
conseguenza danneggiato/a sia materialmente, sia (soprattutto) nell’animo, non sono d’accordo.

E soprattutto non sono d’accordo sul fatto che nessuno abbia chiesto il parere dei diretti interessati.
Non è bello vivere nell’incertezza, specialmente se questa riguarda la tua vita e la tua casa. Speri
di tornare a casa tua il più presto possibile, ma le cose vanno per le lunghe. Un misto di angoscia e
di impotenza ti assale. Come si fa a non sapere mai quanto tempo ci vuole per l’approvazione
della pratica? Nessuno lo sa. Ma nell’ordinanza è tutto uno scadere di date “improrogabili”, entro le
quali tu devi aver finito i lavori. Però magari tu hai presentato il MUDE nel 2014 e ancora non ti
hanno risposto. Quando in realtà lo dovrebbero fare entro 60 giorni. Forse a quest’ora i lavori
sarebbero stati quasi finiti. E tu non avresti più avuto bisogno del CAS. Invece, tu sei nella stessa
identica situazione in cui eri prima, ma qualcuno che non sa assolutamente nulla di tale situazione
decide unilateralmente di modificarla a svantaggio dei terremotati.
Ti fanno sentire un ladro, un pelandrone che approfitta del CAS per prendere soldi e posticipare il
rientro a casa. Ti fanno sentire colpevole. Qui l’unico colpevole è la burocrazia mostruosa che si
mangia il tuo tempo. Io non sono colpevole di aver avuto la casa danneggiata o distrutta dal
terremoto. Non sono colpevole di arrangiarmi da tre anni dopo aver perso tutto, vivendo in una
situazione precaria e senza certezze.
L’unica certezza che ho è che se chi ci amministra si può svegliare la mattina e decidere che non
ho più bisogno di essere aiutato/a per il disagio nel quale ho vissuto in questi tre anni e nel quale
continuerò a vivere finché non tornerò a casa mia, può anche darsi che lo stesso amministratore si
svegli domani e decida che non ho nemmeno più bisogno dei soldi che servono per ripristinare la
mia casa com’era prima del terremoto.
Sono tre anni che non posso fare progetti sul mio futuro e quello della mia famiglia, siamo bloccati,
disperati, impauriti. Il nostro tempo è stato congelato, fermato, sminuito.

Nessuno ci chiede come ci sentiamo. Io personalmente mica tanto bene.
Cordiali saluti.

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