SISMA.12

10 SETTEMBRE – REFERENDUM AIMAG

“Volete voi che il Comune di Carpi NON VENDA azioni AIMAG e che esprima il voto contrario, nell’assemblea dei soci, ad operazioni di incorporazione o fusione societaria?”

è questo il quesito al quale i carpigiani dovranno rispondere domenica 10 settembre.

AIMAG è la società che fornisce i servizi di acqua, gas, rifiuti ed energia a 21 Comuni, tra cui Carpi, che ne detengono il 65% della proprietà. Ha i bilanci in attivo, investe in energie rinnovabili e non è stata coinvolta in indagini di corruzione.
Insomma: è una azienda che funziona.
E allora come mai alcuni sindaci, tra cui quello di Carpi, vogliono venderla ad Hera?
Semplice: per fare cassa.
Ma ai Carpigiani conviene vendere?
Se diamo uno sguardo ai bilanci delle quattro più importanti multiutility italiane del settore (IREN, ACEA, A2A e , appunto, HERA) scopriamo che la loro vocazione non è più quella di erogare servizi agli utenti ma di distribuire dividendi agli azionisti pubblici e privati e di aumentare gli stipendi ai propri amministratori; questo a fronte di una diminuzione degli investimenti, di una manutenzione delle reti praticamente assente, di una riduzione del personale ma, di contro, di aumenti ingiustificati delle tariffe.
Quindi guarda ai tuoi interessi e (se non sei un azionista o un amministratore di Hera )
IL 10 SETTEMBRE VOTA SÌ

Quando i giornali pubblicano quello che vorrebbero sentirsi dire

Comunicato Stampa


In riferimento all’articolo apparso sul Resto del Carlino in data 13 luglio a titolo “Fienili diventati villette…”

A nome mio personale e per conto del Comitato Sisma.12 ritengo siano necessarie alcune precisazioni rispetto all’intervento da me fatto nell’ambito dell’incontro pubblico del Comitato Verifica Ricostruzione tenutosi a Finale Emilia il giorno 11 us.

A) non condividiamo questa operazione di CVR perché pensiamo che, così com’è fatta, risulti uno “sparare nel mucchio” che porterà, come unico risultato, un rallentamento della già lentissima ricostruzione ed abbiamo invitato questo comitato ad indirizzare i propri sforzi in iniziative in favore dei tanti che, invece, devono ancora veder ricostruita la propria casa.

B) pensiamo che con una normativa così ridondante come quella adottata per la ricostruzione post sisma 2012 e con un atteggiamento generalmente così rigido dei tecnici comunali nei confronti dei lavori ammessi a contributo, che più volte abbiamo definito quasi vessatorio, un eccesso di abusi come quello “segnalato” da CVR , qualora fosse reale, non potrebbe che essere frutto di connivenza tra controllori e controllati e sarebbe oggetto delle attenzioni della Magistratura.

C) crediamo nel protagonismo dei cittadini e nella attribuzione di responsabilità delle proprie azioni e riteniamo che il sistema dell’esposto utilizzato da questo comitato (troppo simile al lanciare il sasso e nascondere la mano) possa dare il via ad una serie infinita di faide che certamente non favorirebbero la tanto celebrata coesione di questo territorio.

D) di 6000 persone fuori casa ha parlato, dal tavolo, un esponente del CVR.  Noi abbiamo precisato che, in realtà, con 9766 domande presentate, 1104 prenotazioni da esaminare e soltanto 5157 cantieri conclusi le persone fuori dalla propria casa sono molte, ma molte di più.

Pensiamo che siano stati fatti molti errori nella gestione della ricostruzione e, in questi cinque anni, non abbiamo risparmiato critiche anche aspre al modus operandi della struttura commissariale (e non ne risparmiamo tutt’ora).

Nello specifico, per conoscere il nostro pensiero bastava leggere il comunicato ufficiale pubblicato sul ns sito e su tutti i ns gruppi social in data 10 luglio, a titolo “Corruptissima re publica plurimae leges”.
Confidiamo che l’attribuirci una sostanziale adesione ad una operazione che definiremmo “di immagine” e che ci vede estremamente critici sia unicamente frutto di un misunderstanding e ci attendiamo la pubblicazione di una pronta rettifica che ristabilisca la realtà dei fatti.

Comitato Sisma.12

il portavoce
Sandro Romagnoli

Corruptissima re publica plurimae leges.

Lo scrivevamo già quattro anni fa relativamente al profluvio di ordinanze destinate a “regolare” la Ricostruzione post sisma per metterla al riparo, secondo la visione della Struttura Commissariale, dai cittadini emiliani furbetti e approfittatori.
Così di regole ne abbiamo avute tantissime, talmente tante che l’eccesso di burocrazia ha rallentato la ricostruzione che, relativamente alla parte privata, dopo cinque anni non è arrivata a coprire nemmeno il 60% degli immobili interessati dal sisma.
Oggi gli amici del CVR (Comitato Verifica Ricostruzione) lamentano i pochi controlli da parte dei Comuni ed uno spreco nell’utilizzo delle risorse pubbliche e, francamente, ci chiediamo se non stiano sbagliando il bersaglio (un po’ come nella storia della luna e del dito); chiunque sia passato attraverso le maglie del MUDE ha conosciuto sulla propria pelle, e sulle proprie tasche, la meticolosità dei controlli, tutti al ribasso, sulle voci ammesse a contributo.
Pare quindi poco realistico siano sfuggiti interi fienili (per i quali l’ordinanza specifica prevedeva addirittura la concessione di un contributo parziale soltanto sulle stanze per le quali veniva documentato il reale utilizzo). È più probabile che il contributo sia stato dato all’interno delle “regole” stabilite.
Che poi queste regole siano sbagliate e non adeguate ad una ricostruzione volta a promuovere un territorio colpito da una calamità naturale e a tener conto delle esigenze dei cittadini colpiti… mbè, questo lo argomentiamo da cinque anni.
Ci son stati anche degli abusi? Date le premesse, verrebbe da pensare siano però stati frutto di connivenza più che di mancanza di controlli e, confidiamo, saranno perseguiti dalla magistratura.
Ci sembra invece sbagliato e pericoloso giocare a “trova il furbetto” in una situazione in cui la ricostruzione è lontana dall’essere completata e la solidarietà del giugno e luglio 2012 ha lasciato il posto ad affermazioni che vedono il terremotato come un fortunato che si è ritrovato una casa nuova a spese della collettività.
Alla faccia della retorica del grande cuore degli emiliani.

Dalla Leopolda delle indicazioni chiarissime.

In questo weekend la Leopolda ha mandato all’intero Paese segnali chiarissimi e, crediamo, definitivi.

Il primo è la conferma che Renzie ha solo due modi per confrontarsi con chi non è d’accordo con lui: se chi dissente è sceso in piazza lo fa menare, altrimenti lo caccia.

E, ad essere uno del PD, qualche minuto per riflettere su ‘sta storia ce lo perderei….

Ma, a parte i cori dei pasdaran, dal palco è arrivata anche una affermazione condivisibile:

“Il prossimo 4 dicembre “non votiamo per Renzi, per Bonaccini, (… vabbe’…) votiamo per il futuro del nostro Paese e dei nostri figli”.

Ecco: proprio perché noi ai nostri figli ci teniamo, vogliamo che nel Paese in cui vivranno la scuola pubblica non sia mortificata, la sanità pubblica sia una eccellenza, il lavoro non significhi soltanto precariato e la democrazia non sia una parola priva di significato. Insomma vogliamo che i nostri figli possano vivere in un Paese come quello che c’è stato lasciato da quelli che questa Costituzione l’hanno scritta.

E senza essere costretti ad andarselo a cercare altrove.

E’ per questo che il 4 dicembre voteremo convintamente NO.

Tempo di annunci

La possibile collocazione di alcuni profughi nei comuni della Bassa terremotata, ipotizzata dalla Elisabetta Gualmini (che non è una che passava per caso ma la vice presidente della Regione) ha sollevato un vespaio.
E ciò era talmente scontato da far pensare che si voglia focalizzare l’attenzione della gggente su una contrapposizione profughi / terremotati creata ad arte.
Per distoglierla da cosa è ancora da capire.
Scontate le dichiarazioni barricadere dei razzisti più o meno consapevoli, è però comprensibile lo smarrimento e l’irritazione di quanti, dopo quattro anni ancora fuori dalla propria casa, si sentono dire di dover “accogliere” altre persone.
Dove, considerando che nei territori della Bassa la non ricostruzione è arrivata solo circa al 60%?
Nei map che dovevano essere smantellati?
É evidente come in quest’area non esista, oggi, una collocazione dignitosa possibile.
A meno di utilizzare quel patrimonio immobiliare sfitto che era già presente immediatamente dopo il sisma e che, da subito, come Comitato avevamo chiesto fosse messo a disposizione dei cittadini terremotati, fino ad avvenuta ricostruzione, evitando lo spreco di risorse pubbliche derivante dal noleggio dei moduli abitativi provvisori.
Ma allora prevalsero interessi “particolari” e la nostra proposta rimase lettera morta; dubitiamo che oggi la situazione sia cambiata e, per questo, consideriamo le dichiarazioni della Gualmini niente di più che un pessimo spot elettorale.

Se questo è l’incipit….

Caro Neo Commissario Errani,

Il “modello Emilia”, da Lei fortemente voluto, prevedeva come principio base che il commissario delegato fosse il Presidente della Regione colpita e che i Sindaci dei comuni del cratere fossero nominati tutti suoi vice “ per essere più vicini alle esigenze concrete della popolazione”.Non ci risulta che Lei sia Presidente di Marche, Lazio, Abruzzi o Umbria….

Speriamo che questa discrepanza significhi che, al di là dei proclami e delle frasi fatte, non si voglia ricadere negli stessi errori che hanno costellato il post emergenza emiliano.

Magari, per riprendere a mano la materia, potrebbe riguardarsi la petizione in 17 punti firmata da migliaia di cittadini emiliani che abbiamo presentato a Bologna un paio di anni fa (la volta che Lei non ha voluto riceverci in presenza della stampa) e che ora giace coperta di polvere in qualche sgabuzzino del palazzo della Regione, oppure la relazione che abbiamo presentato in audizione a Roma, in data 19 ottobre 2015, su richiesta della Commissione Parlamentare per la Semplificazione. O anche le note sulle problematiche da surplus di burocrazia che, in questi anni, abbiamo segnalato nei vari incontri avuti coi suoi collaboratori e che, ignorate, puntualmente si son verificate nonostante avessimo anche proposto delle soluzioni praticabili.

In ogni caso sappia che potrà far conto su di noi per un memo su tutte quelle cose che non hanno funzionato e che, a quattro anni dal sisma che c’è toccato il maggio 2012, ancora non stanno funzionando. Mica per cattiveria o amore di polemica, ma perché noi ci siamo passati e la condizione del terremotato l’abbiamo vissuta, e la viviamo, sulla nostra pelle e vorremmo evitare che altri fossero costretti a subire gli stessi sbagli.

Cordialmente

 

Quelli che mantengono le promesse.

Saranno riconosciuti fino all’80 % dei danni riportati dagli immobili privati, accertati sulla base di criteri rigorosi, per un massimo di 150mila euro per l’abitazione principale. Il massimo è di 450mila euro invece per le attività produttive.”“Limitatamente agli immobili distrutti o allagati, destinati ad abitazione principale si potrà riconoscere un contributo per il concorso al ripristino o alla sostituzione dei beni mobili non registrati danneggiati dagli eventi calamitosi, fino a un massimo di euro 300,00 per ciascun vano catastale distrutto o allagato e, comunque, nel limite massimo di 1.500,00 euro.

Che dire… magari mantengono le promesse fatte a banche e assicurazioni ma è incomprensibile tutta questa enfasi nel venirlo a raccontare a noi. Anche perché, noi, il “Modello Emilia”per la non-ricostruzione lo stiamo ancora sperimentando a nostre spese. Nel senso letterale del termine.

Questo il testo del comunicato del Governo.

Risarcimenti ai privati dopo calamità naturali, ok del Consiglio dei Ministri. Il Sottosegretario De Micheli: “Promessa mantenuta”

Chi ha avuto la propria casa o la propria azienda danneggiata da un evento calamitoso, come un’alluvione, avrà diritto a un risarcimento.

Con la delibera approvata oggi dal Consiglio dei Ministri diventa infatti operativa la riforma organica del post emergenza, concepita per consentire a cittadini e imprenditori, colpiti da un disastro naturale, di vedersi riconosciuto un contributo importante per far fronte alle spese.

Saranno riconosciuti fino all’80 % dei danni riportati dagli immobili privati, accertati sulla base di criteri rigorosi, per un massimo di 150mila euro. Il massimo è di 450mila euro invece per le attività produttive, con il riconoscimento fino al 50 % dei danni subiti dagli edifici e dell’80 % per macchinari e scorte di materie prime.

La Legge di Stabilità 2016 aveva stanziato risorse assai rilevati, fino a un massimo di 1,5 miliardi di euro, per il risarcimento dei privati, imprese e singoli cittadini, che hanno riportato danni causati dagli eventi calamitosi e alluvionali (40 in tutto) tra il 2013 e il 2015.

“Con l’ok definitivo del Consiglio dei Ministri alla delibera attuativa – afferma il Sottosegretario all’Economia Paola De Micheli, che ha messo a punto e seguito passo dopo passo l’iter del provvedimento – abbiamo mantenuto le promesse, portando a compimento una riforma innovativa e fondamentale, che per la prima volta introduce, in maniera omogenea nel nostro Paese, la possibilità di risarcire i cittadini privati e le attività produttive colpite da un disastro naturale, al termine di una procedura snella e rigorosa”.

“Era stato il Presidente del Consiglio Matteo Renzi – ricorda – in occasione della sua visita a Piacenza subito dopo l’alluvione del settembre scorso, a chiedere a me e al capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabrizio Curcio di mettere mano a una riforma organica, per dare risposte concrete ed efficaci alle persone colpite dagli eventi calamitosi che purtroppo si sono verificati in varie zone del nostro Paese. Abbiamo compiuto così un passaggio decisivo, predisponendo un provvedimento molto complesso, che ha richiesto pareri e contributi di tanti dipartimenti diversi del Governo”.

“Ma grazie all’intensa collaborazione – sottolinea – in particolare tra il Ministero dell’Economia e la Protezione Civile, siamo riusciti a tradurre in pratica gli obiettivi che ci eravamo dati: da un lato una procedura snella per la raccolta delle richieste di risarcimento, dall’altro un meccanismo efficace per l’erogazione dei contributi attraverso la cessione del credito d’imposta”.

“Di fronte alle calamità connesse a fenomeni idrogeologici e atmosferici di grave entità – conclude il Sottosegretario – per anni ci si è occupati solo dell’emergenza. Dalla riforma per la prima volta arrivano risposte concrete anche alla fase successiva e alle esigenze di ristoro ai privati. I risarcimenti sono concessi attraverso le ordinanze di Protezione Civile attuate dalle Regioni, con il monitoraggio degli enti locali. In questo modo siamo riusciti a conciliare un processo lineare e trasparente delle decisioni con l’agilità e la rapidità di azione”.

 

RISARCIMENTI AI PRIVATI DANNEGGIATI DA EVENTI CALAMITOSI – LA SCHEDA

Con il via libera del Consiglio dei Ministri di oggi diventa operativa la norma contenuta nella Legge di Stabilità per il 2016 (art. 1, commi 422-428) che, per la prima volta, riconosce in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale un contributo ai cittadini e alle imprese danneggiati dagli eventi calamitosi e alluvionali (40 in tutto) che si sono verificati tra il 2013 e il 2015.

La Stabilità per il 2016, infatti, ha stanziato un importo molto rilevante (fino a un massimo di 1,5 miliardi di euro) per intervenire con contributi in favore di quanti siano stati colpiti.

Si tratta di una riforma complessiva della gestione della post emergenza, che completa il percorso già avviato dal Governo Letta. 

I Commissari delegati delle Regioni interessate hanno ad oggi svolto una prima ricognizione dei danni, per edifici privati, strutture, attrezzature e scorte delle attività economiche, che trova finalmente risposta concreta attraverso quanto il Governo ha attivato.

Parte così un procedimento rigoroso e trasparente che consente la determinazione esatta e documentata del contributo effettivamente riconoscibile, stabilendo anche le percentuali di ristoro.

La procedura di risarcimento prevede due fasi:

– una prima fase di raccolta delle richieste di risarcimento corredate da apposita documentazione;
– una seconda fase, che consiste nell’erogazione del contributo attraverso il meccanismo della cessione del credito d’imposta.


IL MECCANISMO DI RISARCIMENTO


Attraverso le ordinanze di protezione civile, i Commissari delegati che hanno effettuato la ricognizione dei fabbisogni di danno, sono chiamati a determinare l’esatta quantificazione del contributo nel rispetto dei parametri posti dalla delibera approvata.

L’esito di tale procedimento viene comunicato al Dipartimento della Protezione Civile che propone al Governo la ripartizione del plafond disponibile in modo da soddisfare, in misura proporzionale, le esigenze di contributo complessive.
Con un’ultima ordinanza di protezione civile, i Commissari delegati saranno autorizzati a comunicare ai beneficiari l’esatto ammontare dei contributi dovuti, così cittadini e imprese potranno recarsi in istituti bancari convenzionati dove accendere un finanziamento di pari importo da utilizzare per realizzare gli interventi previsti o per pagare quelli già eseguiti. 

Ogni beneficiario del finanziamento, in corrispondenza della rata sottostante il piano di ammortamento del mutuo contratto, matura un credito d’imposta; tale credito d’imposta viene quindi ceduto dal privato al suo istituto bancario a ristoro delle risorse erogate.

Il meccanismo di risarcimento sarà reso possibile dall’accordo tra il Ministero dell’Economia, la Protezione Civile, la Cassa Depositi e Prestiti e l’Abi, e l’adesione dei singoli istituti di credito è libera.
Agli enti territoriali, poi, è affidato il compito di monitorare l’andamento degli interventi ed effettuare i relativi controlli.

I CRITERI DI RIPARTIZIONE DEI CONTRIBUTI


I contributi autorizzati dai commi da 422 a 428 della legge n. 208/2015 sono finalizzati al ripristino dei danni subiti dalle attività economiche e produttive, dai fabbricati agricoli e dal patrimonio edilizio privato a causa degli eventi calamitosi.

Soggetti privati

In relazione ai danni al patrimonio privato, per gli immobili destinati ad abitazione principale del proprietario, il contributo massimo concesso è pari all’ 80% del valore dei danni accertati fino a un limite di
150.000,00 euro, per i danni alle strutture portanti, agli impianti, alle finiture interne ed esterne e ai serramenti.

Per quanto riguarda le abitazioni diverse da quella principale, il contributo massimo concesso è pari al 50% del valore dei danni accertati, sempre nel limite massimo di 150.000,00 euro. Tale importo limite potrà essere incrementato fino a 187.500,00 euro nel caso di immobile distrutto o da delocalizzare in conseguenza dell’evento calamitoso, a cui si potrà aggiungere un ulteriore contributo per la demolizione del precedente immobile nel limite massimo di 10.000,00 euro.

Limitatamente agli immobili distrutti o allagati, destinati ad abitazione principale si potrà riconoscere un contributo per il concorso al ripristino o alla sostituzione dei beni mobili non registrati danneggiati dagli eventi calamitosi, fino a un massimo di euro 300,00 per ciascun vano catastale distrutto o allagato e, comunque, nel limite massimo di 1.500,00 euro.


Attività produttive

In relazione ai danni subiti dalle attività economiche e produttive, il contributo massimo concesso è pari al 50% del valore dei danni accertati, con riferimento al fabbisogno segnalato per il ripristino strutturale e funzionale dell’immobile, e pari all’80% dei danni accertati riferiti al ripristino dei macchinari e delle attrezzature e all’acquisto di scorte di materie prime, semilavorati e prodotti finiti danneggiati o distrutti e non più utilizzabili a causa dell’evento calamitoso. Il limite massimo complessivo di euro
450.000,00 per tutte le tipologie di contributo.

E’ previsto che tutti i contributi siano erogati decurtando dall’importo dei danni ammissibili eventuali indennizzi per polizze assicurative stipulate per le medesime finalità, da dichiarare al momento della richiesta del finanziamento agevolato, oltre che eventuali altri contributi riconosciuti per la medesima finalità.


LA DOCUMENTAZIONE
La domanda di finanziamento dovrà essere corredata dall’apposita perizia asseverata, dalla quale risulti il nesso di causalità tra il danno subito e l’evento calamitoso, la stima dei relativi costi con riferimento ai prezzari regionali in vigore ovvero ad altri prezzari ufficiali di riferimento, nonché l’eventuale specificazione di costi finalizzati a eventuali adeguamenti obbligatori per legge nonché a migliorie, quest’ultime comunque a carico dei beneficiari di contributo.

I soggetti beneficiari che, alla data di adozione delle Ordinanze di protezione civili abbiano già realizzato, in tutto o in parte, gli interventi di cui trattasi, per la parte relativa, possono presentare la domanda di finanziamento corredata direttamente dalla documentazione fiscale relativa alle spese già sostenute.

TEMPISTICHE DISTINTE
Sono state stabilite idonee e distinte tempistiche per l’attuazione delle diverse fasi relative agli interventi per il patrimonio abitativo privato e alle attività economiche e produttive. Per le abitazioni private il limite è di 90 giorni, mentre per le attività produttive è di 180 giorni.
Infine per gli eventi calamitosi per i quali la ricognizione dell’impatto finanziario dei danni non è ancora è stata completata, si potrà procedere, per l’anno 2017 e seguenti, nell’ambito delle risorse disponibili, con le medesime modalità della presente deliberazione.

Percorso Partecipato: si va in scena.

Un parterre de rois ier sera a Mirandola per quella che doveva essere la serata conclusiva del Percorso Partecipato sul destino dell’Ospedale e, più in generale, sul futuro della Sanità della Bassa modenese.
C’era l’Assessore Regionale alla Sanità Venturi, il Direttore della ausl modenese Annichiarico, una foltissima rappresentanza dei sindaci dell’Ucman e poi c’erano i cittadini che riempivano la Sala del Consiglio del Comune di Mirandola.
Ancora una volta è andata in scena la recita della Partecipazione all’Emiliana, in cui i cittadini vengono fatti parlare ma le cui proposte, essendo essi zotici e ignoranti, non vengono minimamente prese in considerazione da quelli che decidono; neppure per confutarle.
I cittadini della Bassa chiedono di poter conservare l’ultimo presidio ospedaliero pubblico rimasto in Area Nord?
Annichiarico e Venturi (chi più chi meno educatamente) affermano che non si faranno passi indietro rispetto a quanto già deciso; che, in parole povere, significa che per qualcosa di più complesso di una tricotomia i cittadini della Bassa dovranno rivolgersi a Baggiovara o, al limite, saranno “liberi” di migrare in Lombardia.
E i Sindaci?
Ier sera han fatto scena muta, non è chiaro se imbarazzati o intimiditi dalla performance di un Assessore Regionale che, invece di spiegare le scelte fatte, ha deciso di litigare con buona parte dei presenti mostrando, una volta di più, una totale inadeguatezza al ruolo ricoperto.
Viene da chiedersi se sarà questo l’atteggiamento che i nostri (…) Sindaci adotteranno quando, in Conferenza Territoriale e in presenza dello stesso Venturi, dovranno presentare e, magari, difendere le richieste di chi li ha eletti.